Legge sul biologico vicina al traguardo. Legambiente: “la Camera la approvi velocemente”
agricoltura biodinamicaagricoltura biologicaDdl sul biologicohomeLegambienteAll’approvazione definitiva della legge sul biologico, dopo il recente via libera del Senato con 195 sì, un astenuto e un solo voto contrario – quello della senatrice Cattaneo – mancano davvero pochi metri e Legambiente entra nuovamente nel vivo del dibattito, evidenziando la necessità di procedere con determinazione in questa direzione, nel solco di quanto indicato dall’Europa e allo scopo di rendere pienamente applicabili i principi dell’agroecologia. L’auspicio perciò è che il provvedimento, che ora torna all’esame della Camera, venga approvato definitivamente visto il vastissimo consenso raccolto.
Secondo l’associazione ambientalista, il nostro Paese deve poter contare su una legge capace di favorire, incentivare e promuovere l’agricoltura biologica, per il Pianeta e per un’economia sempre più sostenibile. Coltivare e produrre alimenti a marchio bio significa andare nella direzione degli obiettivi indicati dal green deal europeo e dalle strategie Farm to fork e Biodiversità, che mirano a triplicare entro il 2030 le superfici bio, a ridurre del 50% l’utilizzo di pesticidi e antibiotici negli allevamenti, del 20% quello dei fertilizzanti e ad aumentare del 10% le aree dedicate ai corridoi ecologici nei campi agricoli. L’adozione di questo dispositivo risulta quindi cruciale e determinante, sia per la tutela della salute dei cittadini, che per la salvaguardia degli ecosistemi, il rinnovamento del comparto agricolo in chiave sostenibile e la competitività dell’economia del Paese. La legge prevede tra l’altro l’istituzione del marchio Biologico italiano che valorizza le eccellenze del Paese, garantendo tracciabilità e controlli efficaci ed istituisce i distretti biologici, veri e propri volani per lo sviluppo dei processi agroecologici in ambito territoriale.
“Obiettivo comune – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – deve essere il rafforzamento della filiera sostenibile dell’intero sistema agroalimentare. Made in Italy e rispetto dell’ambiente e della salute dei consumatori devono essere i due motori della nostra azione e rappresentare la spinta propulsiva che ci porterà all’approvazione definitiva di una legge che manca e che deve essere approvata senza indugi. L’Italia è leader del biologico in Europa con 80 mila operatori e 2 milioni di ettari coltivati, pari al 15,8 % della superficie agricola utilizzabile nazionale. La Penisola si posiziona molto al di sopra della media UE, che nel 2018 si attestava all’8%, e a quella dei principali Paesi produttori come Spagna (10%), Germania (9%) e Francia (8%). Negli ultimi dieci anni, i terreni coltivati con metodo biologico sono aumentati di oltre il 75% e i consumi sono più che triplicati. Da ciò – ha concluso Ciafani – si evince chiaramente come il Paese sia già un passo avanti rispetto alle norme e che, pertanto, l’approvazione della legge non rappresenta altro che un efficace e strategico strumento per implementare il settore, renderlo più competitivo e contribuire a condurre l’intero sistema agroalimentare italiano verso una maggiore sostenibilità ambientale quanto mai necessaria. Chiediamo quindi con forza ai deputati della Repubblica di siglare l’ultimo atto di questo percorso atteso da vent’anni, approvando definitivamente il disegno di legge sull’agricoltura biologica.”
“Attraverso il biologico – ha aggiunto Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – si riducono fortemente gli impatti negativi dell’agricoltura sugli ecosistemi e i carichi emissivi. Questo deve essere inconfutabilmente considerato un elemento cruciale e strategico nel dibattito in corso. L’attuazione della transizione ecologica di tutto il sistema agroalimentare del nostro Paese – ha chiarito Gentili – passa proprio dallo sviluppo del biologico. Per questo, è fondamentale che le istituzioni italiane continuino a volgere lo sguardo al futuro, consentendo alle già numerose realtà produttive di poter contare su un dispositivo di legge chiaro e lungimirante e a tutto il settore di intraprendere la strada della sostenibilità. Quella biologica, infatti, è una buona agricoltura, capace di diminuire l’utilizzo della chimica, di incrementare la fertilità dei suoli, di rispettare i cicli naturali, la biodiversità e il benessere animale e assicurare cibo sano per i consumatori. Rispondono ai principi ed i criteri del comparto bio molte realtà, ognuna con una propria specificità, compreso il metodo biodinamico, che ha suscitato polemiche in questi giorni e che è da sempre inserito a pieno titolo nei regolamenti europei in materia di agricoltura biologica . Un metodo, tra le altre cose, che costituisce un valore per il sistema agricolo grazie alla forte attenzione alla fertilità del suolo, alla tutela della biodiversità e alla salubrità dei prodotti. Basta tentennamenti: la legge sul bio non può più essere rimandata.”
Fonte: Ufficio Stampa Legambiente
WWF: approvare subito la legge per l'agroecolgia
agricoltura biodinamicaagricoltura biologicaDdl sul biologicohome| Le polemiche sulla biodinamica hanno il solo obiettivo di bloccare l’approvazione della legge sull’agricoltura biologica per frenare transizione ecologica dell’agricoltura |
Il WWF scende in campo in difesa del Disegno di Legge n.988 sull’agricoltura biologica e chiede alla Camera dei Deputati di approvare rapidamente il testo licenziato dal Senato a larghissima maggioranza, con un solo voto contrario e un astenuto.
Le polemiche degli ultimi giorni sull’agricoltura biodinamica sono solo l’estremo tentativo di fermare l’approvazione della Legge che riconosce e promuove tutti i modelli di agricoltura che fanno riferimento all’agroecologia come valide alternative all’agricoltura avvelenata dai pesticidi.
L’Unione Europea con le sue Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” ha indicato con chiarezza la strada da percorrere per una transizione ecologica dell’agricoltura e gli obiettivi da raggiungere entro il 2030: riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi, del 20% dei fertilizzanti chimici, destinare il 10% della superficie agricola alla tutela della natura e il 25% all’agricoltura biologica.
La Legge che la Camera dei Deputati deve approvare rapidamente consentirà al nostro Paese di dotarsi di strumenti importanti per raggiungere questi obiettivi, come il marchio del biologico “Made in Italy”, la creazione dei Biodistretti, lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione nell’agroecologia. Chi si oppone all’approvazione del Ddl n.988 vuole contrastare questa transizione ecologica dell’agricoltura, richiesta dalla Commissione UE con il Green Deal, per tutelare gli interessi dell’industria dell’agrochimica e delle grandi corporazioni agricole.
Domani 30 maggio Giornata Nazionale Stop Pesticidi, il WWF sostiene il Sindaco del Comune di Nepi e difende la sua ordinanza stop pesticidi contro il ricorso di Assofrutti, perché un’altra agricoltura è possibile.
Per chiedere un’agricoltura libera da veleni è stata indetta per domani, 30 maggio, la Giornata Nazionale Stop Pesticidi a cui ha aderito anche il WWF Italia.
Promossa dai comitati dei cittadini della “Marcia Stop Pesticidi” la giornata simbolica vuole evidenziare le possibili alternative all’uso della chimica di sintesi nella produzione del nostro cibo che avvelena gli ecosistemi e mette a rischio la salute dei consumatori. https://www.marciastoppesticidi.it/
In questa giornata il WWF sostiene l’impegno del Sindaco del Comune di Nepi, Franco Vita, che con una specifica ordinanza ha regolamentato l’utilizzo dei fitofarmaci con lo scopo di mantenere la biodiversità nelle campagne, ridurre l’inquinamento dei terreni e soprattutto salvaguardare la salute dei suoi cittadini. Con questa ordinanza in alcune aree sensibili del Comune di Nepi sarà consentita solo l’agricoltura biologica.
Per il WWF il coraggio dell’Amministrazione Comunale di Nepi deve essere un esempio per tutti i Comuni d’Italia costretti a convivere con una agricoltura intensiva basata sull’utilizzo sconsiderato di pesticidi, per questo l’Associazione difenderà l’ordinanza dall’attacco dell’Associazione della filiera agricola delle nocciole “Assofrutti” che ha presentato un ricorso al TAR per annullare le limitazioni all’utilizzo della chimica di sintesi nel territorio di Nepi.
Fonte: Ufficio Stampa WWF Italia
“La legge sul bio fa bene all'Italia, gli attacchi sono pretestuosi”
Cambia la TerraDdl sul biologicohomeIl Senato ha approvato una legge che per la prima volta regola e valorizza l’agricoltura biologica. Dopo il voto, si è scatenata una polemica a senso unico e senza diritto di replica, contro la biodinamica, che da 30 anni è – per il Regolamento europeo – riconosciuta come pratica agricola biologica, in quanto applica metodi naturali alla cura dei campi. Stregoneria, pratiche magiche: le accuse vengono da una parte del mondo della ricerca e sono espresse in maniera che lascia intendere che non ci sia un pensiero scientifico che vada in altre direzioni. Cambia la Terra ha cominciato a dare voce a personalità illustri e riconosciute del mondo della ricerca che esprimono opinioni ben diverse, partendo dall’intervista al professor Paolo Bàrberi, docente di Agronomia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Professor Bàrberi, la legge sul biologico non è ancora definitivamente approvata ma già ora suscita grandi polemiche. È nata con troppo ritardo?
Sì. Tuttavia, si può dire che la legge è tempestiva in un contesto in cui a livello europeo il quadro normativo e la programmazione della commissione vanno verso la transizione agroecologica. Il Green Deal si collega alle strategie Farm to Fork e Biodiversity 2030, che intendono dare un grande impulso allo sviluppo del biologico. La legge italiana capita nel momento giusto perché dà riconoscimento non a un settore di nicchia, ma a un settore trainante dell’agroalimentare del nostro Paese. […]
Lei si è sempre interessato dell’agricoltura biologica, e dei suoi risultati. Perché?
Il biologico ha dei plus innegabili dal punto di vista ambientale, della qualità dei prodotti, della salute umana e animale. Ma anche dal punto di vista delle opportunità economiche, ad esempio per il rilancio dei territori marginali. Non dimentichiamoci che il nostro Paese ha il 75% del suo territorio in aree collinose e montuose e per queste il biologico è perfetto, come dicono i rapporti della Commissione Europea. […]
In altre parole, funziona.
L’agroecologia con le sue applicazioni, tra cui il biologico, funziona perché è in grado di adattarsi alle realtà locali e trovare soluzioni adatte a qualsiasi contesto. In questo l’approccio è opposto a quello dell’agricoltura convenzionale industrializzata, dove si pretende di offrire soluzioni tecniche standardizzate valide universalmente. L’agroecologia funziona perché si basa sulla diversificazione dei sistemi. […]
I detrattori dicono però, che se tutto il mondo fosse coltivato in biologico, dovremmo raddoppiare la superficie dei campi coltivati, perdendo boschi e aree naturali.
Non è così, a questo falso allarme c’è una prima risposta facile. I lavori scientifici indicano una riduzione media della produttività del biologico del 15-20% rispetto all’agricoltura intensiva. Tuttavia, che senso ha parlare della necessità di raddoppiare la produzione da oggi al 2050 in un contesto in cui più del 30% del cibo prodotto viene sprecato? Oltre che inaccettabile dal punto di vista etico, questo indica che il sistema attuale semplicemente non funziona. Bisogna in primo luogo correggere i meccanismi che creano lo spreco. L’approccio agroecologico prevede di riprogrammare non solo le tecniche produttive ma l’intero sistema agro-alimentare, comprese le diete e i modelli di consumo. Il vero obiettivo che dobbiamo porci non è quello di produrre di più ma di farlo meglio, nelle aree dove serve e per le persone a cui serve, garantendo cibo sufficiente di qualità per tutti. Siamo parlando di redistribuire il cibo diversamente, secondo le necessità, evitando gli sprechi.
Eppure, non mancano certo le critiche alla legge che valorizza appunto il biologico e di conseguenza la diversificazione e il collegamento ai territori.
Le critiche di questi giorni hanno come bersaglio apparente il biodinamico, ma l’obiettivo è l’intera legge sul biologico. Noi come ricercatori, che due anni fa abbiamo costituito il Gruppo per la Libertà della Scienza, avevamo già risposto a queste critiche infondate. Quello che sta venendo fuori in questi giorni è un déjà vu. Si tratta di posizioni precostituite che poco hanno di scientifico e incapaci di vedere l’agricoltura nella sua realtà di sistema complesso.
Ma sul banco degli imputati c’è per ora ‘solo’ la biodinamica.
La biodinamica è da sempre una parte del settore biologico, a cui è vicina per approccio e metodi e la legge, giustamente, lo riconosce. Dal mio punto di vista, non mi interessano gli aspetti filosofici o spirituali dell’agricoltura biodinamica. Come ricercatore mi interessa capire se i metodi e i sistemi biodinamici funzionino. Trovo molto interessante, ad esempio, il concetto fondante del biodinamico, cioè l’azienda come organismo vivente complesso. […]
Quindi è una questione di culture scientifiche?
Certamente la contrapposizione è in due modi diversi di vedere non solo l’agricoltura ma anche la scienza. Un sistema vivente, come quello agricolo, non può che essere affrontato nella sua complessità. Occorre capirne le componenti, le interazioni e le dinamiche nello spazio e nel tempo. Dobbiamo continuare in questa direzione, quando abbiamo a disposizione delle alternative decisamente migliori? Non mi pare proprio. In quest’ultimo anno abbiamo toccato con mano che esistono dei rischi che finora avevamo sottovalutato, a cominciare dagli allevamenti intensivi che sono una potenziale minaccia per la diffusione di pandemie. Questo è il momento di rendersi conto che non possiamo più permetterci questo tipo di allevamenti che, tra l’altro, hanno un livello di utilizzo di antibiotici insostenibile. La medicina ci ha già avvertito che quello della resistenza agli antibiotici sarà il più grande problema per la salute umana nei prossimi anni. Se non interveniamo su queste minacce prima che si presentino in tutta la loro drammaticità come è successo per il Covid-19 ci esponiamo a rischi enormi che ancora non siamo in grado di quantificare. […]
FONTE
TESTATA: Cambia la Terra
AUTORE: Simonetta Lombardo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 maggio 2021
#Dibattito: del biologico, del biodinamico, e dello scontro ideologico che non serve a nessuno
agricoltura biologicaBio made in ItalyDdl sul biologicohomeLa legge per l’agricoltura biologica è una norma attesa da anni da buona parte del mondo agricolo Italiano. In più legislature si è proceduto all’approvazione del testo in un solo ramo del Parlamento, fallendo poi purtroppo la conclusione. In questa legislatura la prima approvazione alla Camera, nel dicembre del 2018 a larghissima maggioranza, con la sola astensione di Forza Italia, dopo un lungo lavoro di approfondimento e di audizioni, di confronto con il mondo agricolo, con tante competenze, per poi sbarcare al Senato. Li si è affinato e migliorato ancora il testo, con il voto della scorsa settimana. La legge mette in campo alcune importanti novità, rese ancora più rilevanti ed urgenti dalle scelte compiute in sede Europea con gli obiettivi della strategia Farm to Fork (tra i quali raggiungere il 25% di produzione Bio in Europa, ridurre l’uso di fitofarmaci del 50%, entro il 2030). La norma, che discende dalla unificazione di 4 proposte di legge di differenti forze politiche, definisce il quadro normativo del settore riordinando competenze, riconoscendo e favorendo la nascita dei biodistretti, che, in mancanza di un indirizzo nazionale ogni Regione sta normando per conto proprio, individua le azioni utili al sostegno del settore, istituisce un marchio nazionale, prevede un piano di azione a sostegno del settore, prevede sostegno alla ricerca, un piano per la produzione delle sementi Bio, il rafforzamento degli accordi di filiera e delle aggregazioni tra imprese, una delega al Governo per rafforzare il sistema dei controlli.
In Italia siamo già al 16% di produzione biologica, 2 milioni di ettari coltivati, una crescita sul mercato di circa il 105% negli ultimi 8 anni, crescita che prosegue da tempo, un grande apprezzamento dei consumatori, piccole realtà e grandi imprese di rilievo internazionale (penso ad Aboca che opera nella nutraceutica con oltre 100 ricercatori in azienda), e siamo indubbiamente in una posizione di vantaggio rispetto agli altri Paesi Europei nel raggiungimento degli obiettivi che la Commissione Europea ha presentato un anno fa. Questo è il merito della norma. Ma non se ne parla.
Purtroppo nel dibattito di questi giorni non si parla della ragioni di fondo per cui è importante che presto si giunga alla operatività di questo testo.
Si parla di altro, e purtroppo lo si fa con un furore ideologico ed una cifra di fake poco utili all’agricoltura e a chi vuol capire il merito della legge. Un solo tema al centro dello scontro : il riferimento nella legge all’equiparazione del biodinamico al biologico (come già previsto dai regolamenti europei in vigore, ultimo è quello del 2018).
Ora, al di la della folkloristica definizione rappresentata in aula al Senato e in alcuni commenti, ciò che si tace è che il biodinamico (con disciplinari e preparati autorizzati da anni dalle istituzioni preposte) viene finanziato solo e soltanto se ha una certificazione biologica, e che quindi questa legge non cambia assolutamente niente rispetto a questo punto fermo, anzi il richiamo nella legge precisa e sottolinea ancor di più che l’equiparazione può esistere solo se conforme al regolamento europeo in materia di agricoltura biologica. […]
FONTE
TESTATA: http://www.susannacenni.it/
AUTORE: On. Susanna Cenni
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 maggio 2021
Biodinamica, Triarico: grave diffodere idea agricoltori stregoni
agricoltura biodinamicaDdl sul biologicohome“Diffondere l’idea che si svolgano pratiche magiche sul nostro cibo è grave. La polemica politica non dovrebbe mai scendere a questi livelli”. Così Carlo Triarico, presidente della Associazione per l’agricoltura biodinamica, commenta le polemiche nate dopo l’approvazione in Senato di un emendamento al disegno di legge sulla agricoltura biologica, che di fatto equipara agricoltura biologica e biodinamica.
La scorsa settimana il Senato ha approvato il ddl, atteso da 15 anni, quasi all’unanimità. Degli otto emendamenti presentati, quello sulla equiparazione dell’agricoltura biodinamica a quella biologica ha sollevato la reazione della senatrice a vita Elena Cattaneo, che ha definito l’agricoltura biodinamica “una pratica esoterica e stregonesca”. Poco prima del voto, era stato fatto anche un appello in una lettera aperta inviata ai senatori da oltre 20 scienziati italiani a non approvare l’emendamento. “Mi addolora, ma non mi stupisce, vedere anche istituzioni scientifiche farsi coinvolgere in una campagna mediatica, condotta con forze straordinarie e prevalentemente senza contraddittorio, che scredita il parlamento e il governo affermando, nel 2021, che assecondano migliaia di agricoltori stregoni”, commenta il presidente della associazione per l’agricoltura biodinamica.
Il ministero delle Politiche agricole stima in 4.500 le aziende che applicano le pratiche biodinamiche. Operano in ogni settore della filiera agroalimentare, ma in particolare nelle colture di pregio e ad alto valore aggiunto. Anche per questo il fatturato per ettaro è di 13.300 euro annui, rispetto alla media dell’agricoltura nazionale di 3.200 euro. “I lavoratori addetti per azienda sono 19, rispetto alla media nazionale di 2 – enumera Triarico – dato rilevante considerato che le aziende italiane dell’agroalimentare con più di 9 addetti sono 5.878”. In agricoltura biodinamica la dimensione media è di 34,6 ettari (il biologico 28,4, la media nazionale 8,4). Il fatturato medio aziendale annuale è 461.022 euro (quasi 12 volte la media nazionale).
“Premetto che nel nostro paese esiste la Società Italiana di Scienze Biodinamiche, istituita da esimi scienziati – spiega Triarico – Quella contro la biodinamica è una polemica strumentale innescata da chi avversa la legge sul biologico. L’agricoltura biodinamica, al di là dei suoi presupposti filosofici, è una pratica agronomica ed è all’origine dell’agricoltura biologica. Per questo i regolamenti europei del bio, varati nel 1991, sono stati mutuati da quelli della biodinamica e la contemplano insieme alle sue metodiche. Tra l’altro – ricorda Triarico – la legislazione italiana riconosce già l’agronomia biodinamica da molti anni”.
Quanto ai preparati come il corno letame, citati come ‘pratiche stregonesche’, “sono invece mezzi tecnici previsti dal regolamento UE per tutta l’agricoltura biologica e come tali sono usati più dalle aziende biologiche che da quelle certificate biodinamiche. L’Italia prevede questi preparati nella sua normativa sui fertilizzati. Sono quindi sottoposti all’esame di una commissione tecnico scientifica”.
Qualora la Camera confermasse l’emendamento del Senato, cosa cambierebbe per l’agricoltura biodinamica a livello economico, ad esempio nell’accesso ai fondi? Non cambierebbe niente – spiega Triarico – La legge non ha voci di spesa e non finanzia niente. Le aziende biodinamiche hanno gli stessi diritti e doveri delle aziende biologiche, poiché sono certificate biologiche. Lo ‘scandalo’ biodinamica anche in questo è artificioso: far credere a finanziamenti per gli stregoni, con lo scopo di far saltare la legge”. Anche se, qualora la Camera, rivedendo la legge, eliminasse la biodinamica dal testo, essa dovrebbe ritornare al Senato “e non ci sarebbero più i tempi tecnici per approvarla. Salterebbe così una legge utile e votata all’unanimità”, chiosa Triarico. […]
FONTE
TESTATA: askanews
AUTORE: Redazione
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 maggio 2021
La transizione agroecologica è buona norma
agricoltura biologicaBio made in ItalyDdl sul biologicohomeMammucciniL’Europa sta puntando fortemente sul biologico con il Green Deal e le strategie Farm to Fork e Biodiversità, che hanno l’obiettivo ambizioso di triplicare la superficie coltivata a biologico, di ridurre del 50% l’uso di pesticidi e antibiotici e del 20% quello dei fertilizzanti entro il 2030. Recentemente la Commissione ha adottato il Piano d’azione europeo per il biologico, redatto in attuazione della Strategia Farm to Fork e, a livello nazionale, siamo all’avvio del percorso di stesura del piano strategico della PAC che dovrà indicare l’obiettivo nazionale di crescita del biologico e gli strumenti per raggiungerlo. La Legge introduce elementi significativi. Tra questi l’istituzione del marchio biologico italiano come strumento per caratterizzare i prodotti bio ottenuti da materia prima nazionale e accrescere il valore delle nostre produzioni agricole. Si tratta di un passo importante anche per sviluppare un sistema di tracciabilità e controllo più efficace per i prodotti bio italiani.
Altro punto rilevante contenuto nella Legge, l’istituzione dei distretti biologici (art.13) che consentono di sviluppare l’agricoltura e l’economia dei territori rurali attraverso la conversione alla produzione biologica e l’uso sostenibile delle risorse naturali e locali nei processi produttivi agricoli. La Legge prevede inoltre l’adozione di un Piano d’azione nazionale per lo sviluppo del biologico ed il sostegno alla ricerca, all’innovazione e alla formazione, che rappresentano strumenti fondamentali per il futuro del settore. La Legge sul biologico è dunque uno strumento fondamentale per supportare la transizione agroecologica e permettere di allineare l’Italia agli obiettivi europei e può costituire la spinta decisiva affinché il Governo metta a punto un Piano d’azione nazionale per il biologico, attraverso un percorso partecipato con le associazioni del bio, quelle agricole e l’insieme dei portatori d’interesse.
L’unico punto della legge che ha suscitato discussioni e polemiche è quello che prevede l’equiparazione tra biologico, biodinamico e altri metodi di produzione basati su preparati e specifici disciplinari, che naturalmente rispettano le disposizioni del Regolamento europeo sul bio. Una polemica della quale è difficile comprendere le ragioni visto che il biodinamico, usando esclusivamente prodotti di origine naturale, non solo rispetta i principi fondanti del biologico, ma con l’obiettivo del ciclo chiuso attraverso la presenza di animali in azienda e con almeno il 10% di superficie agricola destinata alla biodiversità, rappresenta una delle punte più avanzate del sistema. È per questo che la biodinamica è da sempre inserita nei Regolamenti europei in materia di agricoltura biologica e la norma nazionale non fa altro che prenderne atto. Biologico e biodinamico rappresentano un patrimonio a disposizione del Paese, con oltre 80.000 imprese che creano lavoro, investono in ricerca e innovazione e rappresentano un’opportunità strategica per contribuire alla transizione ecologica, alla valorizzazione del territorio rurale e alla creazione di opportunità occupazionali, soprattutto per giovani e donne che vogliano lavorare in agricoltura. […]
FONTE
TESTATA: Il Manifesto
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 maggio 2021
La legge sul bio, finalmente
agricoltura biologicaBio made in ItalyDdl sul biologicohomeMammucciniFinalmente il Senato ha approvato la legge sul biologico: adesso dovrà ripassare alla Camera per l’ultimo voto dopo le modifiche, ma possiamo considerarla avviata all’approvazione finale. È una legge che aspettavamo da anni, che è destinata a riconoscere l’importanza del settore ma anche a migliorarlo e a fargli fare decisi passi in avanti. Paradossalmente, il grande ritardo nell’approvazione alla fine ha favorito un testo che si ricollega ad altri importanti strumenti di governance: penso alla Strategia Farm to Fork, che tra le altre cose destina al biologico il 25% della superficie agricola europea e al recentissimo Piano d’azione europeo per il biologico, che individua strumenti per raggiungere questo obiettivo, sia in termini di crescita della produzione agricola, che della domanda di cibo bio da parte dei cittadini.
È un balzo che in realtà favorisce proprio il biologico italiano, che si trova oggi in pole position per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Europa. È il frutto dell’impegno di tanti agricoltori, spesso giovani, delle imprese dell’intera filiera, dei territori e dei sistemi locali, delle associazioni del bio, che hanno lavorato per anni con convinzione, per lo sviluppo di un’agricoltura sana per la salute dell’uomo e della terra, portando ad un aumento di quasi l’80% della superficie destinata al bio in soli 10 anni. Impegno sostenuto dalle scelte dei cittadini che hanno aumentato sensibilmente la domanda di cibo bio, raddoppiando le vendite.
Ma la legge mancava. E mancava per molti motivi. Primo di tutto perché pone una forte attenzione alla nostra produzione: il biologico italiano ha una marcia in più, e nel testo licenziato dal Senato viene confermata la creazione e valorizzazione di un marchio del bio made in Italy. Siamo i primi in Europa e forse nel mondo a farlo. Poi ci sono i distretti, perché il bio non è solo una maniera di produrre, è una maniera per tutelare le risorse ambientali e creare nuove relazioni sociali che valorizzino il territorio e la comunità locale. I biodistretti potranno valorizzare la produzione pulita, rafforzare la possibilità di ‘fare squadra’ tra agricoltori e cittadini, creare distretti produttivi di scala locale e anche la possibilità di gestire in maniera innovativa la tutela dalle contaminazioni accidentali da pesticidi, per le quali, nei distretti bio, dovrà essere il convenzionale a dover adottare le pratiche necessarie per la tutela delle produzioni bio.
Nella legge ci sono anche i dettami per la ricerca verso l’agroecologia, di cui il biologico ha assoluta necessità, per capire ancora meglio come sostenere una produzione che non viene ‘forzata’ con la chimica di sintesi e impone agli agricoltori biologici e alle imprese della filiera di trovare soluzioni innovative per rispondere a tutte le attese del mercato, offrendo soluzioni utili anche per il resto dell’agricoltura.
Il biologico italiano è già tra i migliori d’Europa, la superficie coltivata a bio da noi è il doppio della media europea, visto che siamo al 16%. Quella della legge è un’occasione per spingere un’eccellenza che ha aiutato a diffondere un modello agricolo che, oltre a contrastare la crisi climatica e a frenare la perdita di biodiversità, consente un maggior reddito per gli agricoltori e una maggiore incidenza del lavoro, cose di cui c’è assolutamente bisogno in questa fase di “ripresa e resilienza”.
Certo, come è noto, tutte le rose hanno delle spine. Di fronte a questo successo si è trovato il tempo di attivare una polemica sul biodinamico che falsifica, tra l’altro, i dati di realtà. Non c’è nessuno scandalo nel fatto che il biodinamico rientri a pieno titolo nel biologico. L’agricoltura biodinamica non solo rispetta i principi fondanti del bio, utilizzando da sempre prodotti di origine naturale per curare i campi e curare il suolo, ma (con presenza di animali in azienda e con almeno il 10% di superficie agricola destinata alla biodiversità) rappresenta una delle punte più avanzate del sistema del bio. È per questo che la biodinamica è inserita nei Regolamenti europei in materia di agricoltura biologica fin dal 1991 e la norma nazionale non fa altro che prenderne atto. Non c’è nessuno scandalo, perché la legge ha deciso anche di guardare in avanti, prevedendo che, oltre al biodinamico, siano equiparati al biologico anche nuove metodi basati su specifici disciplinari che si stanno ormai diffondendo, come ad esempio la permacoltura, l’agricoltura rigenerativa e altre ancora, purché rispettino le disposizioni dei regolamenti dell’Unione europea e delle norme nazionali in materia di agricoltura biologica.
Il Parlamento ha voluto, giustamente, dare spazio a forze giovani, che già stanno portando avanti sul territorio, oltre alla biodinamica anche queste esperienze e pratiche innovative. E su molti di questi ambiti, la ricerca scientifica si sta già muovendo. Abbiamo visto in questi giorni, e in passato, avanzare dei diktat, mettere dei limiti in nome di Galileo. La verità è un’altra. Il Paese si muove, lo scandalo sarebbe bloccarlo. […]
FONTE
TESTATA: Cambia la Terra
AUTORE: Maria Grazia Mammuccini
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 maggio 2021
Tecniche genomiche al consiglio Agrifish: il mondo del bio scrive al Ministro Patuanelli
homeNBTNoOGMNuove Tecniche GenomicheRoma, 26 maggio 2021. “L’esclusione delle NGT – Nuove Tecniche Genomiche – dal quadro giuridico esistente che si applica agli OGM per l’agricoltura e il cibo potrebbe compromettere i sistemi agro-alimentari biologici, poiché renderebbe impossibile tracciare gli OGM lungo la catena alimentare e quindi evitare contaminazioni che, oltre a causare perdite economiche, non consentirebbero di soddisfare gli standard di qualità biologica e le aspettative dei consumatori”. Questa la principale preoccupazione espressa dalle associazioni del biologico in una lettera indirizzata al ministro dell’Agricoltura italiano, in apertura del Consiglio Agrifish che si tiene oggi e domani.
AIAB, FederBio, AssoBio e l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica chiedono in merito a questo un’esplicita protezione del settore biologico e in particolare la protezione per le eccellenze del Made in Italy nel contesto europeo.
“L’affermazione secondo cui le NGT (Nuove Tecniche Genomiche) contribuirebbero agli obiettivi del Green Deal e F2F – scrivono le associazioni – si basa su ipotesi relative a colture che potrebbero essere sviluppate in futuro e non su quelle (poche) pronte per il mercato o in fase di applicazione. Inoltre, realizzate solo con un adattamento della legislazione che non risulta fondata. La legislazione esistente a livello europeo, infatti, non vieta gli OGM e consente la commercializzazione dei prodotti delle NGT se queste superano la valutazione del rischio, lasciando al mercato il giudizio sull’utilità o meno di questi prodotti. La Corte di Giustizia Europea si è già pronunciata su tale regolamentazione affermando che il quadro giuridico sugli OGM è idoneo a disciplinare anche le Nuove Tecniche Genomiche per una rigorosa valutazione del rischio e per garantire tracciabilità ed etichettatura a tutela del consumatore e delle produzioni bio”.
Il documento di lavoro che sarà presentato all’Agrifish manca invece di un approccio pragmatico e orientato alla soluzione per quanto riguarda l’individuazione e la tracciabilità.
In sintesi, AIAB, FederBio, AssoBio e l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica non condividono le ipotesi su cui la Commissione basa la sua argomentazione a favore della necessità di una nuova legislazione per le NGT e ritengono che le questioni cruciali riguardanti la tracciabilità e l’etichettatura non siano sufficientemente affrontate.
“Ci auguriamo – concludono – che il ministro Patuanelli, che ha senz’altro a cuore la qualità che ha sempre contraddistinto i prodotti biologici italiani, possa fare un intervento a favore di una loro maggiore tutela”.
#CambiamoAgricoltura: atto finale per la riforma della PAC con il rischio di un pericoloso Greenwashing
CambiamoAgricolturagreen dealhomePACNelle prossime ore L’Unione Europea deciderà se l’agricoltura farà parte del Green Deal o resterà inchiodata ai sussidi perversi del secolo scorso
Roma, 26 maggio 2021. Si è aperta ieri la riunione del Trilogo UE (Commissione, Consiglio, Parlamento) che in tre giorni, dal 25, 26 e 27 maggio, deciderà le sorti della riforma della Politica Agricola Comune (PAC) post 2022 e del futuro dell’agricoltura europea.
La Coalizione #CambiamoAgricoltura denuncia il rischio del definitivo fallimento della riforma della PAC dell’UE, che finirà per essere un fallimento per gli agricoltori, il clima, la natura, le persone e il pianeta. Seppur le ultime decisioni non stravolgeranno il testo, si discuterà in questi giorni di alcuni nodi fondamentali, tra cui la quota di finanziamento destinata agli ecoschemi e alle misure ambientali del secondo pilastro, gli spazi da destinare alla natura e l’altrettanto fondamentale nodo della condizionalità sociale.
Solo se questi passi avanti verranno fatti non si potrà parlare di completo fallimento di una PAC che non si preannuncia né giusta nè adeguata per il futuro.
“Vogliamo dare voce ai cittadini e agli agricoltori che vogliono e praticano il cambiamento verso una transizione sostenibile.” Affermano le associazioni aderenti a #CambiamoAgricoltura “Per questo negli stessi giorni del Trilogo insieme alla Coalizione europea Good Food Good Farming, di cui facciamo parte realizzeremo un’azione social con le testimonianze di agricoltori che chiedono una vera riforma della PAC.”
Sono molti gli agricoltori insoddisfatti di questa PAC e in disaccordo con le organizzazioni agricole che non colgono il legame tra una agricoltura sostenibile, produttrice di prodotti di valore e la difesa dei redditi agricoli. Oggi sembra che chi ha osteggiato una vera riforma della PAC ha vinto su tutti i fronti dopo il voto del Parlamento UE nel mese di ottobre 2020, cancellando nei fatti l’agricoltura dal Green Deal europeo, svilendo gli obiettivi delle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”.
La Coalizione #CambiamoAgricoltura ricorda che dalla riforma del 2000 la PAC da uguale dignità agli obiettivi ambientali e sociali ed economici ed è solo così che si è potuto difendere la dotazione finanziaria della PAC. Le Associazioni agricole non possono enfatizzare gli obiettivi ambientali dell’agricoltura solo quando devono difendere il portafoglio della PAC per dimenticare poi l’urgenza di dare risposte adeguate al cambiamento climatico e alla perdita della biodiversità. La PAC 2021-2027 impegnerà oltre il 32% dell’intero bilancio dell’Unione Europea, una spesa giustificabile solo attribuendo all’agricoltura le sue responsabilità per queste crisi ambientali globali.
Fino ad ora il negoziato del Trilogo non è riuscito a correggere la rotta allontanando la riforma della PAC da un clamoroso fallimento, ignorando la volontà dei cittadini europei che si erano espressi nella consultazione pubblica del 2017, insieme a molti agricoltori, questi giorni sono quindi decisivi per correggere, seppur di poco, la situazione.
Chiuso il negoziato del Trilogo la partita si sposterà negli Stati membri con la redazione dei Piani Strategici Nazionali che dovranno dimostrare con i fatti la vera sostenibilità della nuova PAC post 2022. In Italia, dopo l’evento pubblico del 19 aprile scorso con l’annuncio della creazione del tavolo di partenariato con tutti gli attori istituzionali, sociali ed economici interessati al futuro dell’agricoltura nazionale, non si hanno notizie sulle regole e il metodo di lavoro per la redazione del Piano nazionale. “Abbiamo chiesto con una lettera al Ministro, Stefano Patuanelli, garanzie per la trasparenza e condivisione del percorso che porterà alla redazione del Piano Strategico Nazionale.” Concludono le associazioni. “Siamo in attesa di una risposta e speriamo che le nostre speranze non vengano disattese anche in Italia. Ne va del nostro futuro”.
Comunicato stampa inviato dall’Ufficio Stampa WWF Italia per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura.
Agricoltura biologica, il Ddl spiegato in 5 punti dopo inesattezze e pratiche stregonesche
agricoltura biodinamicaagricoltura biologicaDdl sul biologicohomeHo voluto aspettare qualche giorno per vedere fino a che punto sarebbe arrivata la strumentalizzazione, o discussione surreale, che si è scatenata in merito all’approvazione in Senato, della legge sull’agricoltura biologica. In questi giorni sono state dette tante inesattezze ed evidenti, volute o meno, falsificazioni della realtà. Si è gridato allo scandalo perché avremmo approvato finanziamenti al “cornoletame” e perché avremmo legittimato giuridicamente pratiche stregonesche, aprendo le porte a procedure antroposofiche e spiritiche. Dato che nulla di questo è successo, perché il lavoro fatto è stato un lavoro accurato sia precedentemente alla Camera, sia nei mesi scorsi al Senato, che ha visto decine di audizioni in Commissione, in cui sono state vagliate accuratamente tutte le scelte e tutte le formulazioni, vorrei qui brevemente provare a spiegare nel merito il senso del disegno di legge approvato partendo da pochissime premesse:
- L’agricoltura biodinamica, nei vari disciplinari di certificazione, prevede il pieno rispetto dei Regolamenti UE, delle Leggi e delle regole dell’agricoltura biologica. In altre parole, in Italia per poter essere biodinamici bisogna essere anche biologici, e nel disegno di legge in oggetto il biodinamico è coinvolto proprio in quanto già oggi biologico.
- In ogni caso credo non sia superfluo ricordare che i “preparati biodinamici”, che tanto hanno scandalizzato perché sarebbero il risultato di “pratiche non scientifiche”, sono da anni tranquillamente commercializzati e autorizzati all’uso dai Regolamenti UE e dai decreti ministeriali in vigore nel nostro paese, addirittura da qualche decennio.
- La nuova legge non dà, come qualcuno falsamente ha sostenuto, finanziamenti all’agricoltura biodinamica in quanto tale, e tanto meno finanzia pratiche esoteriche o stregonesche, ma considera le produzioni biodinamiche a tutti gli effetti come produzioni biologiche.
- Nell’audizione alla Camera, e anche nei documenti inviati negli incontri preparatori della norma al Senato, è stata sostenuta la necessità di questo riferimento esplicito per garantire una maggiore incisività nei controlli e una maggiore efficacia dell’azione di deterrenza dei comportamenti scorretti, perché appunto non si sarebbero più basati solo sul rispetto di disciplinari, ma sul rispetto di una norma in Legge;
- Nel percorso che ha portato alla definizione ed alla approvazione in Commissione e poi in Aula di questo testo sull’agricoltura biologica, un testo che credo non sia inutile ricordare era atteso da 20 anni, ci siamo mossi nella convinzione che l’agricoltura biologica possa veramente essere, soprattutto per moltissime piccole aziende agricole, e per molti territori, lo strumento per rendere concreta una prospettiva sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico.
La sensazione che abbiamo in molti in questi giorni è che qualcuno stia cercando di utilizzare strumentalmente, aspetti del biodinamico che nulla hanno a che fare con questa norma, per cercare di far saltare la legge, magari pensando così di favorire una difesa più chimica delle colture; ma se il fine è di screditare un modello, per favorirne un altro, forse sarebbe più serio avere l’onestà intellettuale di dichiararlo. Pur credendo nelle potenzialità dell’agricoltura biologica, non demonizzo assolutamente altri modelli colturali e la difesa chimica, a cui anzi riconosco, quando usata correttamente ed in trasparenza, di dare un grande contributo all’agricoltura e sono convinto sia legittimo che anche in questo campo ci siano opinioni e punti di vista molto diversi.
Concludo rassicurando coloro che ancora nutrono dubbi, questa legge non finanzia prodotti definiti stregoneschi e non crea nessuna nuova spesa, semplicemente riorienta capitoli di spesa esistenti, ne finalizza l’utilizzo, incrementa i controlli a garanzia dei consumatori e di tutti i produttori corretti che hanno fatto grande l’immagine del nostro paese anche in questo campo, e dota il settore di regole che lo aiuteranno a crescere e a migliorarsi. Quella approvata al Senato può diventare veramente una buona legge, come hanno scritto tutte le rappresentanze del biologico e dell’agricoltura. Spiace che qualcuno, che peraltro non ha partecipato ad alcuno dei lavori preparatori, abbia voluto provare ad irriderla, cercando di screditare con esso anche il lavoro fatto dai Senatori in Commissione. Un lavoro che forse avrebbe meritato anche un maggiore rispetto. […]
FONTE
TESTATA: Il Riformista
AUTORE: Mino Taricco
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 maggio 2021








